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Reati informatici in Italia: quali sono e come difendersi

Davide Giorgio Russo Lombardi • 2026-05-14 • Revisionato da Chiara Romano

Chiunque abbia un account email o un profilo social sa quanto sia facile incappare in una truffa online. Ma un click sbagliato può configurare un reato informatico punito dal Codice Penale con pene fino a sei anni di reclusione, e questa guida ti aiuta a orientarti tra frode informatica e cyberbullismo.

Legge di riferimento: Legge 547/1993 ·
Art. 640-ter (frode informatica): reclusione 6 mesi – 3 anni ·
Art. 615-ter (accesso abusivo): reclusione 1 – 5 anni

Panoramica rapida

1Reati contro la persona
2Reati contro il patrimonio
3Reati contro la pubblica amministrazione
  • Falsificazione di documenti digitali (Avvocato Mattia Fontana)
  • Intercettazione illecita di comunicazioni (Avvocato Mattia Fontana)
4Reati contro la fede pubblica
  • Phishing (Panda Security Media Center)
  • Sostituzione di persona (Panda Security Media Center)

La classificazione dei reati informatici copre quattro aree distinte del Codice Penale. Ecco i dati essenziali:

Indicatore Valore
Anno di introduzione normativa 1993 (Legge 547/1993) Enciclopedia Treccani
Pena base per accesso abusivo Reclusione da 1 a 5 anni Avvocato Mattia Fontana
Pena per frode informatica Reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa €51-€1.032 Studio Legale ELBMG
Pena per accesso abusivo aggravato Reclusione da 2 a 6 anni e multa €600-€3.000 Avvocato Mattia Fontana

Quali sono i principali reati informatici?

Cosa sono i reati informatici?

I reati informatici sono illeciti penali che utilizzano sistemi informatici o telematici come strumento o come bersaglio. La loro disciplina in Italia prende corpo con la Legge 547/1993, che ha inserito nel Codice Penale un nucleo di articoli dedicati. Come spiega l’Enciclopedia Treccani, l’intervento legislativo fu sollecitato da una raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1989.

Quali sono le categorie principali?

  • Reati contro la persona: cyberbullismo, diffamazione online, violazione della privacy.
  • Reati contro il patrimonio: frode informatica, accesso abusivo, danneggiamento di dati.
  • Reati contro la pubblica amministrazione: falsificazione di documenti digitali, intercettazione illecita.
  • Reati contro la fede pubblica: phishing, sostituzione di persona.

Il punto: il legislatore ha scelto di non creare un codice separato, ma di integrare le nuove fattispecie nel tessuto del Codice Penale esistente. Per chi si trova a dover riconoscere un illecito, significa che la stessa azione (ad esempio, l’accesso non autorizzato a un profilo social) può ricadere sotto articoli diversi a seconda del danno prodotto.

Il rischio concreto

Una password debole o un link cliccato distrattamente possono esporre l’utente a un’accusa di concorso in frode informatica, con pena fino a tre anni. La consapevolezza della norma è la prima difesa.

Il pattern è chiaro: la prevenzione inizia dalla conoscenza delle norme, non solo dalla tecnologia.

Quali sono i due reati maggiormente compiuti in ambito informatico?

Frode informatica

La frode informatica è disciplinata dall’articolo 640-ter del Codice Penale. Come dettaglia lo Studio Legale ELBMG, la norma punisce chiunque, alterando il funzionamento di un sistema informatico, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. La pena base va da sei mesi a tre anni di reclusione, più una multa da 51 a 1.032 euro.

Accesso abusivo a sistema informatico

L’articolo 615-ter c.p. colpisce chi si introduce in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza senza autorizzazione, o vi si mantiene contro la volontà di chi ne ha diritto. Secondo l’avvocato Mattia Fontana, la pena ordinaria è la reclusione da uno a cinque anni. Se dal reato si ricava un vantaggio (ad esempio furto di identità), la pena sale a due-sei anni e la multa cresce fino a 3.000 euro.

Perché questi due sono i più frequenti? La diffusione dello smart working e dei pagamenti digitali ha moltiplicato le occasioni: ogni giorno migliaia di italiani utilizzano sistemi informatici aziendali o bancari, e un errore di configurazione o un attacco phishing possono aprire la porta a entrambi i reati.

Quali sono i reati informatici contro la persona?

Cyberbullismo

Il cyberbullismo non ha un articolo dedicato, ma è perseguibile come reato quando avviene attraverso mezzi telematici – molestie, minacce, diffusione non consensuale di immagini. La Panda Security Media Center lo include tra i crimini informatici contro la persona. La Legge 71/2017 ha introdotto misure specifiche per la protezione dei minori.

Diffamazione online

La diffamazione via web è punita dall’articolo 595 del Codice Penale (comunicazione offensiva a più persone), aggravata dall’uso del mezzo informatico. La pena può arrivare fino a tre anni di reclusione. Un commento su un social network o una recensione falsa possono configurare il reato, con il rischio di dover risarcire il danno d’immagine.

Violazione della privacy

L’accesso non autorizzato a dati personali (email, chat, foto) rientra nella violazione della privacy, regolata dal GDPR e dall’art. 615-ter c.p. se il sistema è protetto. Come sottolinea la Panda Security Media Center, diffondere immagini intime senza consenso costituisce anche il reato di revenge porn (art. 612-ter c.p.), introdotto nel 2019.

Il paradosso

La stessa azione – condividere la password di un amico – può essere reato contro la persona (violazione privacy), contro il patrimonio (accesso abusivo) o contro la fede pubblica (sostituzione di persona) a seconda di cosa si fa con quelle credenziali. Il confine è sottile, le conseguenze penali no.

L’implicazione pratica: ogni utilizzo improprio di credenziali altrui va valutato con cautela, perché può innescare fattispecie penali diverse.

Come difendersi dai reati informatici?

Misure preventive

  • Password robuste e uniche per ogni servizio, abbinate all’autenticazione a due fattori.
  • Aggiornamenti regolari di sistema operativo, browser e antivirus.
  • Attenzione alle email sospette: non cliccare su link o allegati di mittenti sconosciuti.
  • Backup frequenti dei dati più importanti, su supporti non collegati alla rete.

Queste raccomandazioni sono alla base delle buone pratiche suggerite dalla Panda Security Media Center per ridurre il rischio di subire un attacco.

Cosa fare dopo un attacco

  1. Mantenere la calma e non cancellare prove: salva screenshot, log, email e qualsiasi traccia dell’accaduto.
  2. Contattare la Polizia Postale tramite il commissariato online o recandoti presso l’ufficio più vicino. La Polizia Postale è l’organo specializzato nella repressione dei reati informatici.
  3. Sporgere denuncia entro tre mesi dalla scoperta del reato per i reati procedibili a querela (come la diffamazione). Per altri reati (es. accesso abusivo), la denuncia è obbligatoria e può essere presentata anche da un terzo.
  4. Bloccare carte di credito e avvisare la banca in caso di frode finanziaria.

Il passo più critico è la denuncia: senza un atto formale, le indagini non possono partire. Un avvocato specializzato in diritto penale informatico può assistere nella redazione della querela e nella raccolta delle prove digitali.

Fatti confermati

  • La frode informatica è il reato informatico più diffuso in Italia (Studio Legale ELBMG)
  • L’accesso abusivo a sistema informatico è il secondo per frequenza (Panda Security Media Center)
  • La Legge 547/1993 è la normativa quadro di riferimento (Treccani)

Cosa resta incerto

  • Il numero esatto di condanne annuali per ogni singola tipologia di reato (mancano statistiche ufficiali disaggregate)
  • L’efficacia concreta delle nuove misure di contrasto introdotte dopo la pandemia
  • La percentuale di reati transfrontalieri che sfugge alla giurisdizione italiana

“Con la pandemia abbiamo registrato un incremento senza precedenti delle segnalazioni: tentativi di phishing, frodi su piattaforme di e-commerce e accessi abusivi ai sistemi informatici aziendali sono cresciuti del 40% tra il 2021 e il 2022.”

Polizia Postale (comunicato ufficiale 2023)

“La difficoltà maggiore è perseguire i reati informatici transfrontalieri. Spesso il server è all’estero, la vittima è in Italia e l’autore in un terzo Paese: servono accordi di cooperazione giudiziaria che non sempre funzionano in tempi rapidi.”

Avvocato specializzato in diritto penale informatico

In sintesi: il quadro normativo italiano è robusto, ma l’efficacia della repressione si scontra con la natura globale del web. Per chi opera in Italia, la scelta è chiara: investire nella prevenzione digitale e nella formazione dei dipendenti, oppure affrontare il rischio concreto di denunce, processi e sanzioni penali.

Domande frequenti

Cosa si intende per frode informatica?

La frode informatica (art. 640-ter c.p.) è la condotta di chi altera il funzionamento di un sistema informatico per ottenere un profitto ingiusto, causando un danno ad altri. Esempi classici: phishing che porta a bonifici fraudolenti, manipolazione di piattaforme di vendita online.

Qual è la differenza tra accesso abusivo e violazione di sistema?

L’accesso abusivo (art. 615-ter) si realizza nel momento in cui si entra in un sistema protetto senza autorizzazione. La violazione di sistema è un concetto più ampio che può includere anche il danneggiamento o l’intercettazione di dati (artt. 635-bis, 617-quater).

Come si denuncia un reato informatico?

Ci si può rivolgere alla Polizia Postale tramite il sito ufficiale (commissariatodips.it) o recandosi presso un ufficio territoriale. È consigliabile conservare tutte le prove digitali (screenshot, email, log) e sporgere denuncia entro i termini previsti.

Quali sono le pene per il cyberbullismo?

Il cyberbullismo non ha una pena autonoma; viene punito attraverso i reati di molestie, minacce, diffamazione o violenza privata, con pene che vanno da pochi mesi fino a diversi anni, a seconda della gravità. Per i minori si applicano misure rieducative.

Il phishing è considerato reato informatico?

Sì, il phishing rientra nella frode informatica (art. 640-ter c.p.) quando il reo induce la vittima a fornire dati sensibili attraverso messaggi ingannevoli, al fine di compiere operazioni fraudolente.

Cosa fare se si subisce un attacco informatico?

Blocca immediatamente l’account compromesso, cambia tutte le password, raccogli le prove digitali e contatta la Polizia Postale. Se coinvolge dati bancari, avvisa subito la banca. Non cancellare nulla: ogni traccia può essere utile alle indagini.



Davide Giorgio Russo Lombardi

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